Putin prepara il suo ritorno

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Durante la guerra fredda, quando negli Stati Uniti le elezioni sancivano l’ascesa di un nuovo leader alla Casa Bianca, i quotidiani – specie quelli italiani – illustravano in ampi reportage la reazione del Cremlino, esaminando dettagliatamente la linea politica adottata da Mosca. Pesi e contrappesi erano indispensabili per capire l’equilibrio internazionale.

Oggi non è più così. Naturalmente non ho nostalgia di quegli anni, per carità, sono ben lieto, com’è evidente, dell’implosione del sistema sovietico, ma chiedere alla stampa una lungimiranza strategica per scrutare lo scenario politico globale oltre il fervore democratico radical-chic non mi sembra un’assurdità anacronistica.

Mentre Obama compone la lista del futuro governo di Washington, la Reuters ha battuto un’agenzia passata inosservata nel panorama mediatico europeo: «il presidente russo Dmitry Medvedev potrebbe dimettersi dal suo incarico nel 2009 per aprire la strada del Cremlino al ritorno di Vladimir Putin». Un ritorno che, grazie alle forzature normative, potrebbe permettere al nuovo zar di sedere sullo scranno più importante di Mosca fino al 2021.

E Repubblica, col Cavaliere, parla di leggi ad personam.

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