Caro direttore, l’editoriale di Claudia Mancina, pubblicato ieri sulle colonne del Riformista, ha perfettamente centrato il punto della discussione, trascurando però, se mi è consentito, un piccolissimo particolare: la strumentalizzazione politica referendaria. Al di là dei proclami, infatti, il decreto Gelmini è formulato sulla base della legge di bilancio, un dato messo in risalto dalla stessa opposizione all’inizio della bagarre parlamentare, la quale non può essere sottoposta al vaglio abrogativo. Conseguentemente i proponenti del Pd potrebbero, soltanto nel 2010, abrogare le parti minori della riforma, ciò che concerne la figura del maestro unico e i dettagli sul grembiule, salvo colpi di scena nella stipulazione dei quesiti. Poca roba che non smuoverebbe un centesimo in favore della ricerca. Da un partito riformista, onestamente, mi aspettavo di più.





















