Caro Direttore, la battaglia per la preferenza, intrapresa ieri dal suo quotidiano, è cosa buona e giusta, per usare un linguaggio biblico. Se le misure avanzate dalla maggioranza dovessero entrare in vigore in ambito europeo, si tratterebbe di una forzata mutazione delle regole del gioco, che concederebbe implicitamente alle segreterie dei partiti – già oggi non avare di vocazione leaderistica – un potere immenso. Resta poi un nodo irrisolto, piccolo piccolo per carità: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata senza voti contrari dall’Assemblea generale nel 1948, la quale afferma il principio supremo secondo cui ogni individuo ha il diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti (art. 21, par. 1), giacché la volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo (par. 3 del medesimo articolo).














