Negli ultimi mesi, pur di affossare la popolarità del governo, da più parti è stato paventato il rischio neofascista. Ha aperto le danze Repubblica, sostenendo – in occasione delle comunali capitoline – che lo stupro subito da una donna appena fuori dal centro cittadino fosse in realtà una macchinazione cameratesca per cavalcare l’onda del problema sicurezza. Ha proseguito D’Alema in vista del medesimo ballottaggio, esprimendo la sua accorata preoccupazione per l’avanzata della “marea nera”. Qualche settimana fa Veltroni, che sembrava aver intuito l’importanza del galateo politico nell’Italia contemporanea, si è assuefatto ai leitmotiv dominanti, parlando di regime a piè sospinto e invocando una manifestazione popolare all’alba di una crisi economica dalle conseguenze ancora sconosciute: alla faccia del riformismo e della necessità di unità nazionale. In seguito tutto il Pd, coralmente, ha rammentato la somiglianza fra le leggi razziali del Ventennio e l’atteggiamento xenofobo incoraggiato dall’Esecutivo (sic). Ha chiuso il giro poche ore fa Eugenio Scalfari, che dopo aver paragonato le attività di Comunione e Liberazione a quelle messe in atto da Cosa Nostra a Palermo, ha tenuto ad evidenziare l’odore acre di fascismo che proviene dai palazzi del potere. Ecco perché la mascalzonata di Forattini questa settimana mi sembra particolarmente appropriata.





















diciamo che certi comportamenti e certe proposte si commentano da sole.. non penso ci sia bisgno di uno scalfari qualunque…
@ endriu:
Già, anche certe esternazioni.