Il primo dibattito in vista delle presidenziali di novembre ha, per certi versi, deluso il grande pubblico americano e la platea di spettatori che ha seguito l’evento da tutto il mondo. Se vogliamo analizzare i contenuti dello scontro televisivo, dobbiamo guardare oltre la promozione faziosa che i due schieramenti hanno posto in atto a microfoni spenti, concentrandoci su due dati fondamentali: primo, l’andamento generale, il botta e risposta classico da cui si evince l’abilità retorica e la capacità offensiva dei due contendenti; secondo, l’eventuale riposizionamento dell’elettorato nelle rilevazioni statistiche nazionali.
Partiamo da quest’ultimo aspetto. Il vantaggio sostanziale di Obama non si è ridotto se non marginalmente. L’indubbia inesperienza del candidato democratico non ha compromesso i sondaggi, consentendo ai liberal di reggere l’onda d’urto della loquacità di Maverick. A ciò in parte ha contribuito un atteggiamento non esattamente equidistante del moderatore Jim Lehrer, capace di dedicare trenta minuti, un terzo della trasmissione, all’economia nell’ambito di un confronto che – almeno nelle intenzioni – doveva incentrarsi sulla politica estera. E’ pur vero però che l’elettore medio d’oltreoceano, in questo contesto così controverso con un’economia depressa che genera preoccupazioni e perplessità, concentra la propria attenzione principalmente sull’aspetto finanziario, in cerca di garanzie e rassicurazioni. Obama è stato preciso, non minuzioso ma scrupoloso, nell’elencare i punti delle sue riforme in quest’ambito. Ha saputo coniugare correttamente il verbo del riformismo progressista e quello del populismo massmediatico, accusando il rivale di pianificare sgravi fiscali consistenti per tutte le corporation. McCain ha tentato di arginare in tal senso la manovra d’assalto dell’avversario, invitando gli elettori a riflettere sull’aumento della spesa pubblica conseguente alle manovre che Obama promette di realizzare. Il senatore repubblicano ha rammentato inoltre che politiche di estrema sinistra come quelle preannunciate mal si adattano al contesto capitalistico statunitense.
Quando si è arrivati alla politica estera, la presenza di lungo corso nelle stanze dei bottoni da parte del leader del Gop ha prevalso nettamente sull’abilità oratoria di Obama, accusato in un primo momento di voler forzare i rapporti tradizionali degli Stati Uniti, tentando la via del dialogo con Ahmadinejad, un capo di governo che dichiara apertamente l’intenzione di perseguire un secondo olocausto. Archiviata la questione Teheran, McCain ha continuato l’offensiva sull’Iraq, territorio teoricamente agevole all’opposizione, ricordando che il giovane leader di colore si è interessato dell’andamento bellico soltanto dopo la presentazione della candidatura alle primarie del partito. Mentre Obama rivendicava la sua posizione originaria di condanna della dottrina Bush, il senatore dell’Arizona – forte della vicinanza a Petraeus – suggeriva al moderatore che è inutile discutere su cosa successe cinque anni fa, mentre sarebbe assai più proficuo dichiarare come domani si intende uscire dal ginepraio di Baghdad alla luce delle novità riportate dai generali. Sempre McCain ha criticato l’ingenuità del senatore dell’Illinois, emersa drammaticamente in merito alla questione georgiana, allorché il leader democratico evidenziò come «entrambe le parti avevano delle ragioni». Qui la battuta più “aggressiva” della serata: «quando invece io guardo negli occhi di Putin vedo tre lettere: K-G-B» ha affermato il candidato repubblicano.
Sostenere che si sia trattato di uno scialbo pareggio non è ingeneroso. Obama non ha fatto emergere quella figura da comandante in capo che tutti si aspettavano e parimenti McCain non ha arrestato la corsa del rivale nei sondaggi. Tuttavia l’incisività delle sferzate sulla politica internazionale concede, almeno a livello d’impatto televisivo, qualche punto in più al Gop.
Ora si aspetta il confronto tra vicepresidenti, che dovrebbe essere assai più divertente per gli spettatori. Biden dovrà tirare fuori il carisma che finora non ha mostrato di avere, stando attento alle offensive della Palin, che sicuramente non tarderanno ad arrivare. Il punto è: su quale tematica Sarah Barracuda mostrerà i denti?













