I falsi alibi

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«L’articolo del leader di Lotta Continua è solo il più eclatante di una serie di episodi tendenti a riaccreditare politicamente e culturalmente i terroristi degli Anni 70-80. Siamo alla vigilia di altri articoli, libri, interviste che verranno a rinforzare queste tesi dei "bravi ragazzi", che si ritenevano – e si ritengono – mossi da ideali giusti malamente indirizzati verso atti (forse) riprovevoli. Abbiamo questa amara certezza perché tutti costoro, assassini e mandanti, non erano soli. Erano dei criminali con obiettivi di prospettiva ed erano sospinti, appoggiati e protetti da una nutrita avanguardia di intellettuali e militanti politici: l’humus che nutrì l’eversione criminale. Questi uomini di cultura non sono svaniti nel nulla, molti occupano oggi posizioni di rilievo, ma pochi hanno ritenuto di rinnegare o riconsiderare criticamente gli estremismi del passato».

Da notare come i toni della lettera dell’Aiviter coincidano, a grandi linee, con la riflessione qui pubblicata qualche giorno fa. E’ un sentire diffuso, una manifestazione di disagio, non mero buonismo. Serve tempo per metabolizzare quanto accaduto e, frattanto, occorrerebbe bandire i facili perdonismi.

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