Su un altro pianeta

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«La mossa a sorpresa di McCain, che ha voluto la giovane e semisconosciuta governatrice dell’Alaska Sarah Palin nel tandem per la Casa Bianca, non è bastata a contrastare il primato detenuto da Obama in quasi tutti i sondaggi. […] Molti pensano che la scelta azzardata del senatore dell’Arizona si possa trasformare in un pericoloso boomerang».

Personalmente non conosco chi cura il sito del Partito democratico, né – tantomeno – il responsabile dei servizi esteri d’oltreoceano. Certo è che dichiarazioni come quella riportata precedentemente contrastano fortemente con l’andamento generale registrato dalla stampa americana e peccano di faziosità ideologica. Negare che Sarah Palin abbia monopolizzato, nelle ultime giornate di campagna elettorale, l’attenzione su di sé, è infantile; negare che nell’indice di gradimento McCain abbia risalito la china, fino a raggiungere il pareggio, è fuorviante; negare che gli emuli italiani del grande sogno targato Barack cerchino di scimmiottare la moda del momento per superare la sindrome di Zapatero è ingenuo. La verità è che l’armata veltroniana non ha coscienza dei propri mezzi e non ha una storia illustre alle spalle, se si esclude la tradizione comunista difficilmente spendibile nel marketing politico oggigiorno. Pertanto la classe dirigente cerca di rattoppare un’identità plausibile da itinerari radicalmente differenti. Per cultura, per storia, per approccio alla rappresentanza i post-democristiani e gli ex inquilini di Botteghe Oscure hanno davvero poco o nulla in comune con la sinistra newyorkese. Il discorso della lady d’Alaska, che correlo a questo post, è stato quasi unanimemente applaudito (il “quasi” riguarda le perplessità sollevate da Andrew Sullivan, che hanno comunque avuto scarsa risonanza). La Palin ha usato toni duri, forti, dimostrando fin da ora di essere all’altezza del ruolo assegnatole dal comandante in capo. Come ha scritto Peggy Noonan, per quello che rappresenta fisicamente e moralmente è quanto di più distante vi sia dalla sinistra radical-chic e, quindi, costituisce ad oggi la vera e principale minaccia per l’ascesa al potere di Obama.

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