La Nato censura ufficialmente la condotta russa volta a imporre l’indipendenza dei territori georgiani dell’Ossezia meridionale. Il documento approvato all’unanimità dall’Alleanza atlantica definisce l’offensiva putiniana «sproporzionata, non conforme al ruolo di peacekeeping e incompatibile coi principi del regolamento pacifico dei conflitti stabiliti dall’Atto di Helsinki». Una posizione dura che perfino i ministri della tollerante Europa hanno abbracciato incondizionatamente. Un portavoce del governo tedesco, pochi minuti fa, ha rilasciato alle agenzie una dichiarazione dura nella quale ha manifestato perplessità sulla linea del Cremlino, evidenziando l’insoddisfazione dell’Esecutivo Merkel in merito alle promesse non rispettate sul ritiro delle truppe dal territorio georgiano. Frattanto la maggioranza parlamentare moscovita fa sapere che il Consiglio della Federazione, la Camera alta, è pronto ad avallare di fatto l’indipendenza delle aree separatiste (Abkhazia inclusa).
In questo contesto assai convulso, il ministro della Difesa italiano – pur non avendo evidenti competenze – tiene a precisare che l’atteggiamento della comunità internazionale deve essere prudente. Questa “prudenza” è imposta dalla necessità di capire le ragioni storiche e culturali della nuova Russia: «dal punto di vista dei russi – spiega il ministro in un’intervista rilasciata al Foglio (n.d.r.) – questo atteggiamento occidentale e della Nato può essere visto con grande sospetto. E personalmente, anche in altri tempi, ho sempre sostenuto che in casi del genere dovremmo coinvolgere il più possibile la Russia nelle decisioni». Questa compiacenza di fronte agli abusi provenienti dall’Est lascia oggettivamente perplessi. Nemmeno la Democrazia Cristiana, che pure era il partito nazionale e mirava ad armonizzare i conflitti tra le diverse realtà politiche delle proprie correnti, ostentava una sorta di terzismo, di equidistanza fra Stati Uniti ed Unione Sovietica. L’impressione è che dietro l’appeasement italiano si celino ragioni squisitamente economiche: ragioni che coincidono con la speranza di ottenere l’adesione di Medvedev al Wto, concretizzando in sede internazionale la partnership commerciale fra Italia e Russia. Dal presidente operaio che ha conquistato Palazzo Chigi sviscerando l’anticomunismo nazionale e dagli eredi del Movimento Sociale Italiano, onestamente, ci saremmo aspettati una condotta diversa.













