Ecco perché ho aderito alla manifestazione

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Sono stato additato da più parti, in primis dalla redazione di Liberazione : “fascista”, “cristiano-senza-Cristo”, “razzista”, me ne hanno dette di tutti i colori. Su quali basi mi vengono mossi tali insulti? Quali azioni hanno scatenato una siffatta violenza verbale nei miei confronti? Cosa ho fatto per meritare l’etichetta di trinariciuto? Semplice, una firma. E’ bastata una firma, un nome e cognome in sequenza, un’adesione politica e morale ad un manifesto, per permettere ad alcuni sedicenti progressisti di mettere il sottoscritto – e quanti, come me, hanno fatto proprio l’appello di Marcello Pera – di fronte al tribunale della “laica inquisizione”. Per carità, legittimo, specie in tempi di campagna elettorale. Legittimo sì, ma scorretto. L’impressione, anche se potrebbe essere frutto della malizia del titolare di questo blog, è che quanti hanno controbattuto ricorrendo alle “etichette facili” sono stati messi in difficoltà. Chi insulta, generalmente, è a secco di argomenti e costoro, nello specifico, ricordano metaforicamente quei pugili alle corde, che preferiscono stringere le braccia al petto dell’avversario pur di non subie il gancio finale, quello del K.O. Qual è il torto dell’iniziativa cui ho convintamente aderito? Noi abbiamo denunciato una realtà. L’Europa è in crisi, minata sul fronte interno dall’avanzata strisciante di un miope ed incauto laicismo e sul fronte esterno dal terrorismo di matrice islamica. Al Qaeda, l’undici settembre di cinque anni fa, ha dichiarato guerra al nostro modo di vivere, al nostro essere noi stessi, alla nostra matrice culturale giudaico-cristiana, misconosciuta nel preambolo della Costituzione europea, vibrante nelle chiese, nelle sinagoghe e finanche nelle biblioteche delle nostre città. Di fronte alle minacce avanzate alla nostra società, l’Europa ha reagito pavidamente, con reticenza, rinnegando la sua storia e condannando la sua identità, nella speranza – assai remota e tutta da dimostrare – che un domani il nemico abbia pietà di noi. Non circolavano in continente tante stupidaggini dai tempi in cui i leaders europei giuravano, dinnanzi al loro popolo, sulla totale affidabilità internazionale di Hitler. A questo attacco abbiamo dato risposte. Parlo al plurale perché anch’io mi faccio interprete delle domande poste da quella fetta di società, da quella comunità umana, che ha compreso l’iniziativa. Abbiamo dato risposte, dicevo. Abbiamo chiarito che il primato dell’individuo sullo Stato deriva dal primato cristiano della persona; abbiamo ribadito che il concetto di uguaglianza deriva dalla visione del cristianesimo che fa degli uomini – di tutti gli uomini, senza distinzioni di razza o di censo – i figli di Dio; abbiamo sottolineato che il diritto alla Vita, dal concepimento alla morte naturale, non puo’ essere relegato a “diritto di serie B”; abbiamo espresso la nostra posizione sulla pluralità dell’educazione, materia che non puo’ e non potrà mai essere sotto l’esclusiva egida dello Stato; abbiamo ricordato che la famiglia non è, con buona pace di Rifondazione, una «vasta molteplicità di opzioni e di libere unioni», ma la «società naturale fondata sul matrimonio», così come sancisce la nostra Costituzione; abbiamo difeso il diritto al dialogo, ad interagire con le culture differenti nella fermezza dei nostri valori; abbiamo affermato una nuova idea dell’integrazione, basata non sulla concessione del voto comunale a persone che ignorano perfino la nostra lingua, ma sulla condivisione dei nostri principi. «Questo è il cuore del nostro programma. Questo è il centro strategico del nostro disegno tanto sul lato politico quanto sul lato economico, tanto in Italia, quanto in Europa: la difesa dei valori religiosi e dei princìpi morali, la difesa della famiglia e delle nostre radici, l’impegno a rispettare la nostra civiltà da parte di chi entra» (Programma della Casa delle Libertà, pagina 8). Il tempo è galantuomo e ci darà ragione.

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