Cina, le Olimpiadi del massacro

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Tifare Italia alle Olimpiadi è un atto dovuto. Sostenere i rappresentanti del proprio paese in qualunque competizione internazionale sportiva è un gesto scontato, lapalissiano, un riflesso condizionato che dovrebbe essere proprio di tutte le donne e gli uomini di buon senso che vivono nel Belpaese, ivi compresi i leghisti, certe volte assai poco propensi ad una strenua difesa dell’orgoglio patrio. Ma sventolare il tricolore nel vento di Pechino non impone implicitamente un chiassoso silenzio sulla decisione inappropriata dell’organizzazione olimpica di indire un simile evento, di portata mondiale, in una terra martoriata da problematiche evidenti. La questione dei diritti umani è un tema che non può essere derubricato con nonchalance a margine di interessi economici imposti dal dio mercato. Non ci riferiamo soltanto alla condizione politico-sociale dei tibetani, sia chiaro, ma alle restrizioni subite quotidianamente dalle minoranze cattoliche e musulmane presenti nel paese. Spiace constatare come, con la sola nobile eccezione del Riformista, la stampa italiana tradizionalmente progressista abbia rinunciato aprioristicamente a cavalcare una battaglia in difesa dell’unica norma di civiltà che davvero dovrebbe essere globale: il rispetto per la persona e per la dignità umana. Bao Tong ha scritto:

«Da molto tempo, vi sono persone che parlano sempre delle Olimpiadi come il centro di tutto, come la forza motrice della Cina. L’unico scopo è dimostrare lo splendore cinese, facendo tutto il possibile, senza badare alle spese in risorse umane o economiche. Di certo, questo splendore non è per nulla quello delle Madri di Tiananmen, o di coloro che consegnano petizioni per chiedere giustizia, o quello dei lavoratori migranti. Lo splendore che si vuole dimostrare è quello della stabilità che ha schiacciato tutto, da cui sono emerse la grandezza e l’armonia attuali. Tutti devono capire che questo è il risultato del massacro. Senza massacro, non ci sarebbe stato l’innalzamento del Paese, senza massacro non ci sarebbe stata l’armonia attuale. Ospitare le Olimpiadi è la legittimazione che il sistema di leadership con caratteristiche cinesi è il migliore, testimoniato anche dalla pratica. Stranieri: glorificateci! Patrioti: siate orgogliosi».

Questo è in estrema sintesi il messaggio che tacitamente l’Europa ha fatto filtrare nella già censurata stampa cinese. Questo è, in altre parole, il fulcro della questione: aver dato, più o meno consciamente, nuova linfa vitale ad un regime già abbastanza solido. Per questo ritengo non solo plausibile, ma doverosa la posizione del ministro Meloni su una sorta di dissenso civile durante le esibizioni sportive: non riesco a capire questa posizione ideologica secondo cui sport e politica dovrebbero stare su piani divergenti. Un messaggio degli atleti per la libertà d’espressione non costa nulla e, probabilmente, può incidere nella mentalità collettiva molto più di una qualunque petizione firmata dagli alti rappresentanti dell’Onu.

P.S. Non sfugga ai lettori un’altra anomalia: il Cremlino in queste ore ha avviato il bombardamento dell’Ossezia meridionale, profittando della “distrazione cinese” nella speranza di perpetuare quel risiko delle etnie abilmente dipinto da Sergio Romano. Sembra un’estate tranquilla, ma non lo è affatto.

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2 Responses to Cina, le Olimpiadi del massacro

  1. Faber dicono:

    A proposito di OLimpiadi cinesi… seppure non condivisibile il metodo dello scaricabarile della politica sulle spalle degli sportivi, l’appello Gasparri-Meloni ha avuto il merito di far scoprire le carte a tanti colleghi di partito e di Governo. Imprevista nella sua tempestività la bacchettata di Fini, ma l’aria fresca che si respira nei siti più alti crei dei forti vuoti di memoria.
    Ecco la lettera che il Ministro Fini scrisse al collega cinese nel 2005 …
    http://www.spigoli.info/archives/155

  2. Giuseppe Lombardo dicono:

    Grazie del contributo fa’ ;)

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