Bambino 44

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«Perché quella categoria di prigionieri generava tanto spavento nel cuore di tutti? Era facile tranquillizzare se stessi pensando di non poter mai commettere un furto, o uno stupro o un omicidio, ma nessuno poteva mai essere certo di non essere colpevole di moti antisovietici, attività controrivoluzionarie e spionaggio, poiché nessuno – Leo compreso – poteva mai essere completamente certo di cosa fossero con esattezza quei crimini».

Un uomo delle forze dell’ordine, un agente dell’Mgb, finisce umiliato dal Sistema, esiliato, vede i propri affetti divenire vittime della pericolosa macchina tetra che per troppo tempo lui stesso, col quotidiano lavoro, ha alimentato. Sullo sfondo la storia terribile di un serial killer a piede libero che miete vittime tra i bambini, un caso insoluto che nessuno vuole riconoscere per evitare la nascita di perplessità sull’efficienza della nuova Russia. Rappresentazione psicologica dei personaggi quasi perfetta, precisa ambientazione degli eventi nell’Unione Sovietica del dopoguerra (magistralmente ritratta in ottica orwelliana), impeccabile abilità letteraria: è la sintesi più efficace per descrivere il primo romanzo di Tom Rob Smith “Bambino 44”, un successo edito dalla Sperling & Kupfer già tradotto in 26 lingue. Un thriller mozzafiato che rompe i tabù occidentali del poliziotto buono e del criminale cattivo, giacché la realtà politica del blocco comunista concede all’autore di superare la fantasia, delineando l’inquietudine e le perplessità proprie del “funzionario modello”, figura propugnata per anni nella Mosca rossa. Probabilmente la rivelazione letteraria dell’anno.

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