ago 29th, 2010
by Giuseppe Lombardo.
Società composte in prevalenza da giovani, appartenenti a ceti medio-bassi e pronti a usufruire dei meccanismi di mobilità sociale per modificare la propria posizione; il desiderio di vedere l’Iraq e l’Afghanistan stabilizzati; la volontà di
sopprimere quegli elementi dell’islam radicale (Al Qaeda) che minano la struttura stessa dei sistemi politici orientali. Sono tre caratteristiche che accomunano le leadership della Turchia, dell’Iran e degli Stati Uniti. Così scrive Stephen Kinzer nel suo “Reset. Iran, Turkey and America’s future”.
Conscio delle difficoltà vigenti nelle relazioni internazionali, l’autore, all’interno del pamphlet, esorta Washington ad osare di più, ad assumere un ruolo chiave per lanciarsi in “negoziati diretti, bilaterali, completi ed incondizionati” in particolare con Teheran. Occorre, specifica, un’azione di stampo nixoniano: non a caso la Cina comunista fu oculatamente recuperata dalla diplomazia americana non già in un contesto di pace, bensì in prossimità del conflitto vietnamita. Il libro si sofferma infine sull’Esecutivo Erdogan, sullo scontro tra modernizzatori ed occidentalisti all’interno della società turca e sulle possibili prospettive per la risoluzione del conflitto curdo. Chi segue questo blog non può trascurare una simile lettura.
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ago 17th, 2010
by Giuseppe Lombardo.
Una nitida istantanea della situazione politica europea la fornisce Yascha Mounk sulle colonne di Dissent Magazine.
«It is cold comfort that Europe’s Right lacks a grand political vision. Yes, it would be scary if, at a moment when they enjoy unprecedented power, the likes of Merkel and Cameron were determined to reshape the continent. But their lack of ideas is even scarier. The ideological disorientation of the Right—coming as it does on top of the long-standing ideological disorientation of the Left—suggests that all parts of Europe’s political spectrum are unsure how to rescue what they value. A decade from now, Europe is likely to be a continent of less comfort and less solidarity. This won’t be the result of the current political hegemony of the center Right, however. Neither will the willingness of the last wave of center-left governments to enact significant cuts to the welfare state be to blame. On the contrary, the single greatest factor now shaping European economic policy is a lack of political will and imagination».
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ago 15th, 2010
by Giuseppe Lombardo.
Si possono assumere due posizioni pienamente comprensibili in merito alla questione della moschea a Ground Zero. Il tema è spinoso, giacché riguarda un evento avvenuto nel passato prossimo e, pertanto, non pienamente metabolizzato dai cittadini di New York. L’Undici Settembre non è ancora una fotografia; appare, anzi, come una ferita aperta che condiziona, quasi quotidianamente, le scelte dell’amministrazione americana. Le operazioni in Afghanistan, in Iraq, l’impegno costante in Medio-Oriente, derivano perlopiù dall’offensiva di Al Qaeda e dalle scelte di rimando effettuate dalla Casa Bianca.
Alla luce di quanto detto, tutte le opinioni hanno pari dignità: si può essere favorevoli alla costruzione dell’edificio, difendendo a spada tratta la libertà di culto e proponendo – nel lungo periodo – un dialogo con quelle correnti dell’islam moderato che ambiscono a gestire tale progetto; o si può essere contrari, adducendo la sacralità del luogo. D’altronde, come ha scritto Charles Krauthammer, «Ground Zero rappresenta il sito del più grande omicidio di massa della storia americana».
Singolare appare, invece, la posizione del Presidente Obama che, tra le due possibilità, ha scelto di non scegliere. Lo ha spiegato chiaramente nel corso delle ultime ventiquattr’ore: non è che sia favorevole alla costruzione dell’edificio, è che non è contrario. Buono a sapersi.
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ago 15th, 2010
by Giuseppe Lombardo.
In Russia hanno qualche piccolo problema con la polizia.
«Chichvarkin ha aderito alla Generazione Russa in esilio, una marea di uomini d’affari, avvocati, commercialisti e banchieri che hanno abbandonato il loro paese dopo essere stati derubati e minacciati da funzionari russi corrotti. Transparency International, un’ONG, stima che un terzo delle imprese russe sono state oggetto di tentato raid aziendale da parte della polizia. Un numero verde anti-raider istituito dal Comune di Mosca ha registrato un incremento esponenziale di 10 volte nelle denunce, da 200 a oltre 2.000, nel corso dell’ultimo anno».
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ago 14th, 2010
by Giuseppe Lombardo.
L’inchiesta condotta dal Giornale, faziosa o viziata non importa, resta una buona inchiesta giornalistica, basata su una discreta documentazione e su testimonianze dirette raccolte da cronisti d’assalto. Qualunque redazione, disponendo delle giuste dritte, l’avrebbe lanciata in prima pagina. Viceversa la difesa politica dei finiani sembra alquanto inconsistente e si basa su avvocati improvvisati, privi della necessaria autorevolezza, pronti a sfiorare il ridicolo. Insomma, se sono queste le prospettive della destra antiberlusconiana, viene un po’ di tristezza.
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