Italia 92
Ci sono due o tre questioni attinenti lo stato della nostra economia che vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori. Innanzitutto l’Economist ha lodato l’Esecutivo italiano per essere tornato protagonista sulla scena internazionale. Non succedeva praticamente dall’alba dei tempi, eppure l’analisi della prestigiosa testata non lascia margini di dubbio: Roma ha ritrovato una politica estera decorosa, incentrata su una laboriosa e complessa opera di mediazione diplomatica, volta alla tutela del sistema europeo nel quadro più ampio del riassetto delle finanze e del mercato del lavoro nazionale. Insomma, un plauso a Palazzo Chigi per la capacità di progettare interventi concreti. E, d’altronde, il lavoro da sbrigare ha davvero una mole imponente, se è vero – com’è vero – che l’indice di valutazione della libertà economica offerto dall’Heritage Foundation relega la nostra nazione fra i paesi “poco liberi”. Novantaduesimo posto, per l’esattezza, una collocazione invidiabile tra Libano, Azerbaijan, Honduras e Gambia.
A ciò va aggiunto un piccolissimo aneddoto riguardante la politica interna americana: sta facendo discutere, in queste ore, un articolo di Niall Ferguson sulle colonne del Newsweek Magazine. In tale analisi, il professore di Harvard stimola la riflessione su uno dei deficit più evidenti della destra repubblicana: l’incapacità di capire che un prelievo fiscale oculato, lungi dal redistribuire ricchezza a spese del merito, legittima il concetto di giustizia sociale in un’epoca d’instabilità e precariato, cosa ben diversa dalla tradizionale e marxiana lotta di classe. Continue reading